23.01.2013 Comunicazioni - old No Comments

Legge Regionale 21/12

prot. 67

Agli ISCRITTI

In data 19.12.12 la Regione Lombardia , con propria L.R. 21/12, ha posto chiarimenti ( !!!) in merito all’applicazione della L.R. 12/05 per qui comuni sprovvisti di PGT al 31.12.2012.

L’articolo. 4 di tale legge recita :

« 1 quarter. Nei comune che entro il 31 dicembre 2012 non hanno approvato il PGT, dal 1° gennaio 2013 e fino all’approvazione del PGT, fermo restando quanto disposto dall’articolo 13, comma 12 e dall’articolo 26, comma 3 quarter, sono ammessi unicamente i seguenti interventi:

a) nelle zone omogenee A, B, C e D individuate dal previgente PRG, interventi sugli edifici esistenti nelle sole tipologie di cui all’articolo 27, comma 1, lett. a), b) e c);

b) nelle zone omogenee E e F individuate dal previgente PRG, gli interventi che erano consentiti dal medesimo PRG o da altro strumento urbanistico comunque denominato;

c) gli interventi in esecuzione di piani attuativi approvati entro la data di entrata in vigore della presente disposizione, la cui convenzione, stipulata entro la medesima data, è in corso di validità. »

In tale articolo la parte iniziale, da noi sottolineata ed in grassetto, che rimandava all’art. 13, comma 12 della citata L.R. 12/05, nel quale si legge :

“ Art. 13 (Approvazione degli atti costituenti il piano di governo del territorio)

…omissis…

12. Nel periodo intercorrente tra l’adozione e la pubblicazione dell’avviso di approvazione degli atti di PGT si applicano le misure di salvaguardia in relazione a interventi, oggetto di domanda di permesso di costruire, ovvero di denuncia di inizio attività, che risultino in contrasto con le previsioni degli atti medesimi.

…omissis…”

Ha generato interpretazioni discordanti , in prima battuta vi era la convinzione che , ai comuni con il piano adottato entro il 31.12.2012, fosse concessa l’applicazione della misura di salvaguardia tra il vecchio PRG ed il PGT, mentre successivamente all’ analisi del testo sviluppata dal ns. legale si è venuta a determinare una diversa interpretazione che poi , telefonicamente, è stata anche confermata dai tecnici della nostra Regione.

L’avvocato, infatti, sostiene che da un lato, è corretto asserire che sono fatte salve le misure di salvaguardia di cui all’art. 13, per il “periodo intercorrente tra l’adozione e la pubblicazione dell’avviso di approvazione degli atti di PGT”, ma, d’altro lato, questa sorta di clausola di salvaguardia non va intesa nel senso che, per i Comuni in cui è stato soltanto adottato il P.G.T. entro il 31 dicembre 2012, “il vecchio PRG non perde efficacia, ma svolge il suo ruolo di «salvaguardia» in rapporto al nuovo PGT adottato” dando applicazione alle “misure più restrittive tra il PRG vigente ed il PGT adottato”: le misure di salvaguardia applicabili, infatti, sembrano essere soltanto quelle riferibili appunto al P.G.T. esclusivamente adottato e non approvato entro il 31 dicembre, senza che possa essere più considerato, sotto questo profilo, il vecchio P.R.G.

Pertanto, il disposto della Legge Regionale sembra chiaro: “nei comuni che entro il 31 dicembre 2012 non hanno approvato il PGT, dal 1° gennaio 2013 […] sono ammessi unicamente i seguenti interventi”. Vale a dire che, per tutti i Comuni lombardi privi di P.G.T. approvato entro il termine del 31 dicembre, a prescindere dall’eventuale adozione dello stesso P.G.T., si possono eseguire gli interventi elencati alle lettere a),b) e c) del citato comma.

Tuttavia, per disegnare un quadro riassuntivo della questione, anche al fine di evitare catastrofi nei Comuni privi di P.G.T., è importante osservare quanto segue. L’art. 25 comma 1 della L.R. n. 12/2005, come già accennato, ha previsto, a seguito di una cospicua serie di proroghe disposte nel corso degli anni dal legislatore regionale, che “gli strumenti urbanistici comunali vigenti conservano efficacia fino all’approvazione del PGT e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2012, salvo quanto disposto dall’articolo 26, comma 3-quater”. Ne consegue, stando alla lettera della legge, che, a partire dal 1° gennaio 2013, gli strumenti urbanistici vigenti nei Comuni lombardi, rimarranno sprovvisti dell’efficacia di cui erano precedentemente dotati.

La dottrina e, più in generale, il cospicuo complesso di Comuni che, loro malgrado, non sono riusciti a rispettare le tempistiche dettate dall’art. 25 comma 1, si sono interrogati sulle conseguenze derivanti da una simile, per così dire, sanzione, temendo possibili effetti dirompenti sul complesso dell’attività edilizia. In particolare, vi è stata, nelle soluzioni interpretative proposte, un’oscillazione tra la drastica e discutibile conclusione secondo cui, dal 1° gennaio 2013, gli strumenti urbanistici diversi dal P.G.T. ancora sussistenti sarebbero risultati incapaci di produrre alcun effetto e la meno severa, anche se senz’altro rilevante, applicazione dell’art. 9 del d.P.R. n. 380/2001, disposizione contenente la disciplina dell’attività edilizia in assenza di pianificazione urbanistica.

Proprio con l’intento di chiarire ( !!) una situazione indubbiamente confusa per cui, presumibilmente, si sarebbe dovuto, perdurante l’inerzia del Consiglio regionale, attendere un qualche tipo di intervento giurisprudenziale, il legislatore lombardo ha modificato nuovamente l’art. 25 della L.R. n. 12/2005 in virtù di quanto disposto dall’art. 4 della recentissima L.R. n. 57/2012 (cosiddetto Collegato ordinamentale 2013) approvata il 19 dicembre 2012, lasciando comunque quanto già previsto dal comma 1 dell’art. 25 già richiamato.

A parte gli interventi speciali per i Comuni danneggiati dal sisma del 20 maggio 2012 e per i Comuni dichiarati in dissesto finanziario, al succitato nuovo comma 1-quater dell’art. 25 viene disegnato il quadro degli interventi urbanistici “unicamente” ammissibili “nei comuni che entro il 31 dicembre 2012 non hanno approvato il PGT, dal 1° gennaio 2012 e fino all’approvazione del PGT”.

Fatta salva l’applicabilità delle misure di salvaguardia ex art. 13 comma 12 della stessa legge per il periodo intercorrente tra adozione ed avviso di pubblicazione di approvazione degli atti di P.G.T., ed il limite di cui all’art. 26 comma 3-quater, per i Comuni sprovvisti di un P.G.T. adottato e approvato nel noto termine, valgono le seguenti disposizioni, modulate a partire dalla zonizzazione effettuata nel previgente P.R.G.: per le zone A (centro storico), B (completamento), C (espansione), D (insediamenti produttivi) sono possibili gli “interventi sugli edifici esistenti nelle sole tipologie di cui all’articolo 27, comma 1, lett. a), b) e c)” della medesima l.r. n. 12/2005; per le zone E (agricole) e F (infrastrutture e impianti di interesse pubblico) sono ammessi gli “interventi che erano consentiti dal medesimo PRG o da altro strumento urbanistico comunque denominato”. Si specifica, sempre nella novella legislativa, che sono ammessi anche “gli interventi in esecuzione di piani attuativi approvati entro la data di entrata in vigore della presente disposizione [29 dicembre 2012], la cui convenzione, stipulata entro la medesima data, è in corso di validità”.

Va considerato, inoltre, che non può darsi applicazione al regime di favore di cui agli artt. 3-6 della l.r. n. 4/2012 (cosiddetto nuovo Piano Casa), “fatte salve le istanze di permesso di costruire e le denunce di inizio attività presentate entro il 31 dicembre 2012” (art. 25 comma 1-quinquies L.R. n. 12/2005).

Alla luce di questa interpretazione, le Amministrazioni Comunali sprovviste di tale strumento urbanistico ed, in attesa di approvare il PGT, hanno, legittimamente, applicato tale

normativa, bloccando di fatto, quelle piccole iniziative ed aggravando ulteriormente una situazione, in un settore trainante e strategico dell’economia della nostra realtà geografica, già enormemente compromessa .

Di questo, l’Ordine, ha già cercato di sensibilizzare le parti politiche, dalle quali è in attesa delle relative risposte.

Sarà nostra premura informarvi in merito.

Il Presidente
Arch. Aldo Lorini